Dopo averne parlato qualche giorno prima dell’inaugurazione (qui il post), sabato ho visitato questa importante fiera rivolta alla fotografia e alla video arte, rimanendone positivamente affascinato e interessato.
5 padiglioni con quasi 200 artisti provenienti da tutto il mondo, centinaia e centinaia di immagini e stampe di diverso formato, in grado di stimolare vista e immaginazione.
Il comitato scientifico ha svolto un lavoro di selezione delle opere eccellente, variando molto nella scelta della tecnica e dei soggetti. Tra i primi che mi hanno colpito, il 40enne Christian Tagliavini, italo-svizzero, capace di rivelare con i propri ritratti l’atmosfera di un passato remoto e affascinante. Le sue immagini mi hanno proiettato nelle sale della National Gallery di Londra dedicate alla pittura fiamminga del Quattro-Cinquecento, in cui i quadri sono così vivi, reali e in grado di indagare anche il minimo dettaglio.
Francesco Nonnino, quasi un Magritte della fotografia, un pò inq
uietante nel proporci i suoi pensieri, dove nella serie “Come se la vergogna”, i volti dei protagonisti non sono presi in considerazione (da cui il titolo), notiamo “solo” mani e piedi, nell’atto di compiere gesti particolari e ben caratterizzati, come a sottolineare i moti esteriori e non quelli dell’anima.
Abbandono per un attimo la fotografia e mi avvicino alla video arte di Bruno Sorlini. Immagini frantumate, discostate, rubate alla televisione e “mescolate” alla fotografia e alla musica. Visioni in movimento e fluttuanti dovute ad un particolare montaggio “non sincronizzato” e fatto di interferenze, risultato: un mondo in continuo divenire e ricco di sperimentazioni visive.
Rivivo le atmosfere un pò punk-londinesi nella serie “Contaminazioni” di Stefania Beretta, dove l’artista coglie in alcuni lavori dei writers una sorta di protesta sociale e di rottura con il sistema. Angoli, vicoli, strade poco battute diventano luoghi in cui ricercare l’essenza vera della quotidianità. Il grigiore dei muri e le pozzanghere d’acqua si trasformano in cornice ideale e simbolica per queste fotografie, in apparenza così prive di sentimento e spirito, ma in grado, invece, di dare voce e forza alle “minoranze periferiche”. La sua è una ricerca antropologica, priva di ogni banalità e improvvisazione, capace di smascherare l’ovvio e far riemergere dal substrato quella conoscenza che molti vorrebbero affondare.
Dalla veridicità britannica alla contaminazione tra realtà e fantasia della serie “Tokyo Plastic” di Massi Ninni. Qui le immagini sono caratterizzate da zone fortemente nitide e illuminate, contrapposte a sfondi appena percepibili, quasi sfuocati. Il risultato è quello di avere una fotografia che è appunto combinazione di realtà e fantasia. Una tecnica particolare di lavorazione che lo conduce a esiti espressivi in cui il mondo rappresentato appare come un grande giocattolo, perchè indagato con gli occhi di un bambino.
Significative del mutare del nostro abitare sono i light box di Raffaella Mariniello, straordinari nel riconsegnare alle nostre città quella dignità perduta a causa della cementificazione e del consumismo “a tutti i costi”. Vedute colte tra la realtà e la fantasia, tra il surreale e il metafisico, dove la luce diviene la carta d’identità dei luoghi rappresentati.
Questi alcuni dei tanti artisti presenti in fiera, veramente impossibile parlare di tutti. Per avere una panoramica potete dare un’occhiata al video realizzato durante la nostra visita al MIA 2011.
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